Strutture e sovrastrutture

ULTIMO ESAME ANDATO!

Finalmente dopo due anni e mezzo di fatiche magistrali, quasi sei anni di fatiche complessive, sono libera!

Sì, in effetti ora devo spaccarmi la schiena sulla tesi, e piuttosto alla svelta, ma la tesi è una RICERCA. Ergo, si pensa a un tema stuzzicante, si spulciano biblioteche e librerie (i miei habitat naturali), si cercano connessioni, si DECIDE cosa scrivere, insomma nei limiti del possibile ci si esprime.

All’esame non è detto, dipende tutto dal prof e i materiali sono quelli; si può approfondire, in parte personalizzare, ma nemmeno un granché, considerando la ristrettezza dei tempi a disposizione.

Ed è qui che questo ultimo esame mi ha un po’ amareggiato.

Non certo per il voto, che è stato alto come vuole il libretto di ogni brava secchiona. No, è stato che il materiale da studiare mi aveva particolarmente appassionata e mi aveva persino spinto a un certo processo di autoanalisi, una revisione di alcuni miei modi di pensare.

Non avendo potuto frequentare non avevo ancora avuto un confronto diretto con il prof su queste tematiche e aspettavo con ansia l’esame anche come occasione di dialogo (non tutti i miei amici amano sorbettarsi la cronaca delle sfighe dello storico medio).

Insomma arriva questo prof, osannato da una folla di studentesse per quello che loro definiscono il suo fascino magnetico (…sarà la carenza di giovini aitanti in ambiente accademico?), scherza disinvolto, ci lascia la libertà di decidere in che ordine presentarci in cattedra.

Ovviamente io che sono la regina del “prego, prima voi”, finisco tra le ultime (tutte girrrls, of course!). Il livello generale era sul mediocre andante, niente di nuovo, sono tutti convinti che al DAMS non occorra studiare.

Arrivato il mio turno.

Prima domanda: “Le è piaciuto il libro X?” (sì, è proprio quello che ho amato di più!) “Mi faccia una succinta recensione”.

E io felicissima, pronta a sfoderare riflessioni argute e spunti autobiografici, comincio con voce sicura “bla bla bla, blablabla bla bla!”

Passano sì e no 30 secondi e il proffo interrompe “Sì sì vabbè, vedo che lo sai, ora dimmi questo!”. Un po’ interdetta, cerco di non far trasparire la perplessità e continuo con grinta a dispensare i miei blabla. 20 secondi. “Ok ok, ci stai, va bene, firma qua” e mi tira il verbale.

Avvilita firmo, bofonchio un saluto e esco dall’aula circondata da sguardi allibiti “Hai preso 30, tutta qui la contentezza?”. Avrei voluto rispondere “ho studiato per 3 settimane dell’importanza della lentezza, del dialogo e del tempo della riflessione e sono stata liquidata in 3 minuti, tutta qui la coerenza?”

———————

Ma veniamo a temi più allegri, ho finalmente rivisto le mie care amichette romane (o per meglio dire finto romane), e ci siamo concesse una bella pausa gelato sotto uno striminzito ombrellone insufficiente a non farci abbrustolire al sole. Ma che importa, quando si hanno con sé delle alleate con cui condividere aneddoti e seghe mentali?

Roma è sempre stupenda e mi manca molto.

E forse domenica mostra!

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