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Ieri sera sono stata a Narni per le Vie del Cinema, il festival del film restaurato che si ripete ogni estate da diversi anni.

Ecco il link per chi si dovesse trovare in Umbria nei prossimi giorni http://www.leviedelcinema.it/

Quest’anno il tema centrale è un omaggio a cinque grandi attori della commedia all’italiana, Tognazzi, Gassman, Sordi, Mastroianni e Manfredi.

Ieri era la serata dedicata a Marcello Mastroianni, il programma prevedeva un intervento di Sergio Rubini e la visione di Allonsanfan dei fratelli Taviani.

Nella cornice del parco dei pini di Narni scalo (molto carina ma un po’ zanzarosa…ouch!), Rubini ha raccontato aneddoti vari su Marcello, che ha avuto modo di conoscere sul set di Intervista di Fellini, e che lo ha colpito non per le sue arie da star, ma all’opposto per la discrezione e la mancanza di magniloquenza.

Rubini ha descritto un cinema ormai scomparso, con cui è potuto entrare in contatto solo di striscio, fatto da persone che prima di tutto si divertivano, scherzavano, si meravigliavano del loro successo, increduli che dopo le ristrettezze del dopoguerra si potesse far soldi giocando con il cinema.

Quindi, spazio a ricordi divertenti, come le pernacchie con cui Marcello divertiva Fellini nelle cene ai Castelli, o come cercasse di provocarlo sbandierandogli sotto casa le sue macchine di lusso, o quanto amasse la pasta e fagioli.

Insomma, nessuna glorificazione postuma o elegia eroica, ma il ritratto di un uomo semplice, che solo una volta, in risposta alle aspre critiche di Catherine Deneuve, si è vantato di aver fatto 8 e 1/2; allorché Fellini, presente alla scena, pare abbia riso tra sé “chissà Marcellino cosa ha veramente capito di 8 e 1/2”.

Dunque, dopo questa piacevole introduzione di Rubini, è stato proiettato Allonsanfan, di Paolo e Vittorio Taviani, 1974, in versione restaurata. Devo ammettere che io, emh emh, non conoscevo questo film, perciò per me è stata la prima visione.

Si tratta di una riflessione sull’ideologia, le speranze utopiche di una classe benestante che cerca nella liberazione dei più deboli un senso alla propria esistenza, di deboli che sono così oppressi da povertà e malattie da non concepire nemmeno questa possibilità, di un uomo che vorrebbe ritirarsi in una vita da patrizio di campagna, ma non ha il coraggio di affermare la sua scelta e per questo ne morirà.

Mastroianni interpreta infatti Fulvio, ex giacobino che dopo anni di lotte si ritrova a casa di parenti che non vedeva da anni, riscopre la gioia della comodità e un nuovo istinto paterno, che lo spinge alla ricerca del figlioletto Massimiliano, dato in affidamento alla nascita a una coppia di contadini per non intralciare le attività rivoluzionarie dei genitori.

Fulvio decide di abbandonare la lotta, ma non riesce a liberarsi del gruppo di seguaci della setta dei Fratelli Sublimi, che vogliono organizzare una spedizione al sud e che, dopo la morte del capo supremo, lo seguono ovunque e si bevono ogni sua parola.  Fulvio, infatti, tenta ripetute fughe e tradimenti mai dichiarati che non fanno altro che ritorcerglisi contro.

Il film cerca di esplorare il clima della restaurazione post rivoluzionaria , la sfiducia che alcuni provavano verso determinati valori, ai quali altri continuavano ostinatamente ad appigliarsi. Nella sequenza finale, la marcia fiduciosa dei venti “liberatori”, con tanto di discorso scritto in dialetto, verso quelli che di lì a breve li bastoneranno, non può che spingerci a simpatizzare con il loro ingenuo, ma pur sempre genuino idealismo.

Non si tratta comunque di un noioso mattone sui valori andati, la regia lascia ampio spazio all’ironia, a soluzioni inedite che spezzano la narrazione e spiazzano lo spettatore. Piuttosto ironico anche il titolo, traduzione fonetica all’italiana del primo verso della Marsigliese, a voler indicare uno spirito rivoluzionario mediato dai tratti tipici dell’italianità.

Insomma, è un film che mi ha colpito e che mi spinge a approfondire la mia scarsa conoscenza del cinema dei fratelli Taviani, di cui conosco solo I sovversivi. Se passate a Narni di qui a due giorni non perdetevi le ultime serate del festival, che dovrebbero essere altrettanto interessanti.

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