summertime

Una piccola lampada in un angolo della stanza. Ventilatore acceso che gira dolcemente. Vetri aperti. Caldo. Breve fuga in balcone per sentire un po’ di fresco sulla pelle, ma è una notte rovente. C’è Sonny Rollins a Perugia, ma ho deciso di stare a casa. Volevo leggere un po’, ma non mi va di accendere la luce. Ora ho bisogno di penombra. Guardo spezzoni di film che abbino come voglio. Ogni tanto smetto e mi limito a pensare. A godermi la quiete. Anche sei dei ragazzini in lontananza urlano e strapazzano i motorini. Di dormire non se ne parla, è troppo caldo. Ripenso a qualche estate fa, a come ogni sera estiva porti l’eco delle estati precedenti, gli inverni sono lontanissimi, non esistono. Non esiste il freddo, non esiste rabbrividire. Esistono solo i giochi di luce sulla pelle dorata, i vestitini minimi, lo smalto colorato ai piedi. Esiste la notte, che non è mai solitaria, non è mai vasta, è accogliente, avvolge, sta vicina. È afosa, può soffocare, ma promette sempre qualcosa. Mi sentivo così anche da bambina, nelle sere estive. D’estate è impossibile invecchiare.

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