la vita è fatta di piccole solitudini

Durante un breve soggiorno fiorentino, ho acquistato qualche libro che mi sono portata in borsa nel mio girovagare, per avere ogni tanto qualcosa su cui soffermarmi nei momenti di riposo. Non li ho letti tutti né con ordine, eppure ecco una di quelle particolari combinazioni che a volte succedono, che ti fanno pensare che l’universo ha tutta l’intenzione di farti capire qualcosa.

Ho prima aperto La camera chiara di Roland Barthes, e ecco l’incipit:

Un giorno, molto tempo fa, mi capitò sotto mano una fotografia dell’ultimo fratello di Napoleone, Girolamo (1852). In quel momento, con uno stupore che da allora non ho mai potuto ridurre, mi dissi: “Sto vedendo gli occhi che hanno visto l’Imperatore”. A volte mi capitava di parlare di quello stupore, ma siccome nessuno sembrava condividerlo, e neppure comprenderlo (la vita è fatta di piccole solitudini), lo dimenticai.

Qualche minuto dopo, inizio a sfogliare Ebdòmero, uno scritto di Giorgo de Chirico, scovato a metà prezzo in una libreria d’arte:

(…) L’aspetto di consolato tedesco a Melbourne era un’impressione puramente personale di Ebdòmero e quando ne parlò ai suoi amici essi sorrisero e trovarono che il paragone era buffo, ma non insistettero e tosto parlarono d’altro. Da ciò Ebdòmero dedusse che forse essi non avevano ben capito il senso delle sue parole. Continuò a riflettere sulla difficoltà che c’è a farsi capire quando si comincia ad evocare una certa altezza e profondità. “È strano” ripeteva Ebdòmero a se stesso “a me il pensiero che  qualcosa sia sfuggito alla mia comprensione impedirebbe di dormire, mentre la gente in genere può vedere, udire o leggere cose per essa completamente oscure senza turbarsi”.

Ecco qua.

In due libri casuali che non ho letto interamente, diversissimi, trovo lo stesso spunto. Quante volte ho provato la stessa sensazione? Di aver fatto qualche affascinante scoperta, di aver avuto un’epifania improvvisa che nessuno riusciva a capire? Innumerevoli volte. Si viaggia su una lunghezza d’onda che nessuno condivide. Ci si sente un po’ soli quando un’impressione tanto forte non viene approfondita da nessuno, non suscita interesse in anima viva. Ma ecco che l’universo interviene facendomi trovare due compagni di sventura. Paradossalmente attraverso le solitudini di uno studioso e di un personaggio, quel pomeriggio a Firenze, in un caffè di piazza della Repubblica, mi sono sentita  compresa da spiriti affini.

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