stitichezza verbale

Non c’è niente da fare, questa è una delle poche certezze della vita: se non si scrive niente di niente per qualche mese, ricominciare è un impazzimento totale, una tortura. Le parole non vogliono farsi trovare, i pensieri sono confusi, esprimere concetti un’impresa eroica. È come costringere a cantare uno con le placche alla gola, fare la ceretta su uno stinco maschile, mettersi sotto al phon a mezzogiorno dell’agosto più afoso o immergersi in una laghetto ghiacciato in pieno gennaio. Sarebbe meno faticoso spingere la macchina in salita con quattro persone a bordo. Una volta che si è capito cosa si pensa (è già questo non è facile), dovrebbe essere relativamente immediato trasporre ciò in forma scritta; ma no, le parole rimangono aggrappate a qualche brandello remoto di inconscio, non si riesce proprio a formularle, se poi dopo sforzi una si decide a farsi viva, allora ecco che si moltiplica: decide di riempire gli spazi vuoti e quando si va a rileggere si rimane stravolti dalle mille ripetizioni immesse inconsapevolmente. Allora si deve andare a cercare il dizionario sinonimi-contrari sul web (che stile) e sperare nel suo aiuto.  Nel frattempo il ritmo delle frasi è andato a farsi benedire da un pezzo. Aspetto solo di trovare il misterioso lassativo verbale che mi permetterà di rompere questo stato di apnea e fluire libera, leggera  e felice sulla pagina.

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