perturbante

Sarà che la mia generazione è cresciuta con i cartoni Disney, in cui i buoni sentimenti non erano discussi, e quindi ci siamo abituati ad associare i cartoni animati a un mondo infantile, rassicurante, edificante. C’erano anche i cartoni giapponesi, forse  meno rosei,  nell’angoscia continua verso le sfide da superare ad ogni costo, fossero partite o mostri da annientare. In ogni caso, questo episodio di Betty Boop (ma anche tutti gli altri) non riesce a non inquietarmi. Non soltanto per i fantasmi. C’è qualcosa di terribile nei genitori dall’accento incomprensibile che brutalizzano la ragazzetta  sexy, nei mostri relegati nel buio che cantano il jazz di Cab Calloway, ancora così vicino al blues.  C’è un nocciolo di morte, disperazione, povertà. I figli che spremono i genitori fino a ridurli a scheletri, la sedia elettrica. Certo, era un cartone per adulti, ma questo non basta a spiegare la mia impressione; sento l’eco di un modo in cui la morte non era insolita.

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