errata corrige

correggo quanto affermato ieri…lo stacco inavvertito della laurea non è dovuto a un flusso di monotonia, quanto a un senso di mancanza di futuro talmente radicato, che laurea o no, sempre nel nulla ci dibattiamo. La puntata di Report di stasera mi ha rimesso con i piedi per terra; sebbene abbia illustrato cose di cui sono ampiamente consapevole, mi ha anche ricordato quanto queste cose siano malsanamente anomale. Eh già, Francia, Germania e tutto il resto. Eh già, i nostri politici che hanno paura di rinunciare al vitalizio di tremila euro al mese dopo tre anni di “lavoro”, non sia mai, con la crisi. Quindi, non avverto progressione perché già prima della laurea ero ben consapevole di quanto mi aspetta. Ora, sopravvive in me l’ingenua convinzione che con molta determinazione alla fine qualcosa si ottenga. Tuttavia, mi chiedo a volte cosa prova chi vive in un paese che investe su di lui in base a meritocrazia: entusiasmo? fiducia? serenità? Forse incentivi all’impegno.  Da noi la mancanza di tutto ciò crea pericolosi circoli viziosi: depressione di chi prova e riprova ma niente; ricerca di scorciatoie all’italiana; giustificazioni per eventuale fancazzismo. A volte autoboicottamento per sfiducia indotta. Sarebbe il caso di uscirne (dall’Italia).

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