l’importante è essere bukowski

AVVISO: post dal tono petulante e moralista. Non leggere se ipersensibili.

Dunque, domenica scorsa in preda a curiosità enogastronomica, decido di partecipare per la prima volta in vita mia a Cantine Aperte, la nota manifestazione che organizza assaggi e degustazioni in cantine di tutta Italia, visitabili per l’occasione. Ci dirigiamo con degli amici a Montefalco, per la precisione cantina Arnaldo Caprai, famosa perché solita organizzare in questa occasione un percorso di cibo, vino e musica. Arriviamo, cielo limpido, sole temperato da brezza frizzante, viti curate, prato appena tagliato, che paradiso. Peccato però che non c’era possibilità di degustare molto se non attraverso un workshop o un pic-nic d’autore da 100 euro. Ora, sono una neolaureata disoccupata per cui certi lussi non posso concedermeli. Ci chiediamo, nel rintornarci, il motivo di toni ‘sì dimessi. Probabilmente la crisi, il mancato ritorno economico della manifestazione negli anni precedenti. Iniziamo a girovagare per i dintorni, ma trovare del vino da degustare sembra più difficile del previsto, se togliamo la bottiglia acquistata al ristorante per pranzo. Alla fine, pomeriggio avanzato, arriviamo da Antonelli (se non sbaglio)…comincio a capire il perché dei toni dimessi di Caprai. Splendido casolare, curatissimo, prato meraviglioso con vista mozzafiato sulla vallata. E poi quintali di: fazzoletti di carta, bottiglie di vetro, bottiglie di plastica, sacchetti, bicchieri di cartone, bicchieri di carta, pacchetti di sigarette vuoti di tutte le marche che il miglior tabaccaio possa offrire, cicche ovunque tranne che negli appositi posacenere, cartacce, resti di cibo, piatti di plastica, piatti di carta, ci mancava qualche bel vomito appena sfornato. ORA c’erano molti giovani. La maggior parte non mi sembravano molto più giovani di me, quindi ipotizziamo che siano stati maggiorenni. Anche fossero stati lattanti, qual è il punto nello sporcare fino a rendere inagibile un paradiso messo a disposizione per una giornata piacevole? E’ proprio necessario? Capisco l’usare la manifestazione per ubriacarsi a prezzi contenuti piuttosto che per conoscere vini, è comprensibile e prevedibile. Ma perché questa necessità di rovinare? Penso che sia costata più fatica seminare tanta robaccia che buttarla nei secchi sparsi ovunque. Ma no…che dici, troppo borghese! Usare un cestino? Ma che siamo checche altolocate! Giammai! Sporchiamo, roviniamo, solo così possiamo esprimere la nostra vera attitudine, il nostro malessere anarchico, solo così possiamo sentirci dei veri bukowski in azione, riprovevoli agli occhi dei reazionari, incomprensibili, illogici, dionisiaci. Solo così possiamo essere rivoluzionari d’aria fritta. Pose diventate gingilli. E poi 100 euro di pic-nic per scremare questo disastro. ODIO la natura calpestata. Certo, qualcuno avrà ripulito dopo, come fa mamma, no?

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