switch

Si inciampa sempre sullo stesso gradino. Non importa in quale parte del mondo. Quando ci si accorge che il luccichio tra le onde è solo un pezzo di vetro sporco e l’oggetto misterioso è perso ancora una volta, anzi forse – my god – non è mai esistito e mai esisterà. Si va a fasi. Le giornate più placidamente serene sono quelle in cui si mantiene la consapevolezza che la ricerca ha un solo perno, interiore e fluido, e non si aspira a nessun oggetto. Quelle più squilibratamente eccitanti sono quelle in cui si regredisce buttando all’aria lo zen, e ci si convince di aver scorto qualcosa. La prima è una gioia calma e duratura, la seconda è come un agile salto seguito da una scivolata.   Sono insintetizzabili. Sembra che sia necessario scegliere. Forse.

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trasmutarsi

Ci sono decine di brani che amo, per molte ragioni diverse. Poi ce n’è ogni tanto uno che non mi limito a amare di per sé. Quando lo ascolto inizio a respirare in modo diverso. Il cuore inizia a battere in modo diverso. Smetto di essere io. Non importa come mi sentivo prima, cosa stavo facendo. Il brano mi trasporta altrove. Non so dove mi trovo, ma so che è qualcosa di molto intimo e contemporaneamente comune a qualsiasi essere umano. Istintivamente so di conoscerlo. I piedi si radicano a terra, mettono radici. Smetto di pensare troppo, divento qualcosa di diverso, di fluido. Sotto lo sterno qualcosa si scioglie. Il diaframma si rilassa. La pelle respira. Potrei ballare come non ho mai saputo fare, non c’è bisogno di imparare niente. Le parole sono solo suoni. Basta muoversi, aprirsi e percepire.

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the art of blaséing

Gratitudine, entusiasmo, interesse vivo. Attrazione, gelosia, esaltazione. Tristezza. Aperta ostilità, indignazione. Sentirsi ispirati fino al batticuore. Stringere la mano sincera di un amico. Risate soffocanti o voce rotta. Ti voglio conoscere, mi piaci. Non ti sopporto, posso dirtelo? Aprirsi, respirare. Colori troppo accesi per chi vive di beige.

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dopo mesi

Un attimo di respiro per queste vacanze pasquali. In Italia dopo, beh. Troppo complicato descrivere come lembi di esperienze che sembrano appartenere a due vite diverse si stiano intrecciando.  Il ritorno causa una regressione dislocata forse. In parte si guarda con occhi nuovi, in parte si torna a indossare i soliti occhiali. Siamo molto plastici, più di quello che percepiamo. Ce lo dicono tanti teorici, che la nostra identità non è altro che una fragile illusione multistrato, ma finché non lo sperimentiamo in prima persona restano teoremi. A me tutto sommato non dispiace essere un vuoto guscio determinato dall’esterno. Why not? D’altronde, me lo sono sempre chiesto, if you wake up at a different time and in a different place, could you wake up as a different person?

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la lunga estate calda

è finita, secondo alcuni ufficialmente oggi. Non la si può proprio criticare nel mio caso: le novità sono state molte, i giorni si sono succeduti senza fretta per riservarmi la giusta quantità di ciò che cercavo. Fughe, nuove atmosfere, variazioni climatiche, incontri interlinguistici, mero lavoro (in)volontario, pelle scottata dal sole, immersioni marine e vegetali, mura bianche splendenti, avventure fotografiche, scoperte mistiche, me stessa in nuove vesti. Adesso inizia il cammino verso i brividi invernali, che forse sopporterò in modo insolito.  Chissà che tutto non prenda una piega imprevista. Potrei respirare una nuova aria e calpestare un altro suolo, grazie ai semi che mi ha regalato quest’estate morente.

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role models

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sottopelle

Skip James. Con quanta efficacia riesce a penetrare sotto pelle. Senza ricerche o effetti misurati. Schivo. Proprio per questo così potente. Un brano che quanto mai riesce a mettere in tensione maggiore e minore; bastano poche inflessioni. C’è qualcosa di impercettibile che urta, come quando si suonano due note che di poco superano l’unisono: qualcosa sbatte da una parte all’altra. Qui a oscillare è di tutto: le tonalità, la voce, ogni nota della chitarra, ogni doppio senso, ogni dolorosa omissione. Basta confrontare questo brano con gli altri video simili che youtube propone, come quello della ragazza con cappello: tutto il rispetto per aver trovato la maniera di suonarlo, nient’affatto scontata, ma ecco che succede, l’anima sparisce. Non c’è dolore, non c’è consapevolezza di quello che si sta dicendo, di quanto un brano così vela, di quanto non riesce a camuffare. Non vanno dimenticate le circostanze dell’esibizione di Skip James, sono di vitale importanza. Ricordo Duchamp: ridurre, ridurre, ridurre.

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